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Affreschi piazza Libertà

Colori ritrovati in piazza Libertà

Grande sorpresa e corale ammirazione in piazza Libertà quando le impalcature sono scese rivelando la facciata del cosiddetto Palazzo degli Honestj dove è tornato a splendere un episodio o, meglio, un intero racconto della Bassano che fu.

Come altre città del Veneto, ancora nel Seicento agli occhi di un visitatore Bassano si presentava molto diversa da come appare oggi, sicuramente molto più colorata, ornata da pitture murali e affreschi sulle facciate di edifici pubblici, chiese e palazzi. L’intervento di restauro, realizzato dal Laboratorio Passarella di Padova, è stato condotto grazie all’interazione di energie pubbliche e private: l’intervento economico dell’Amministrazione comunale di Bassano del Grappa, a sua volta sostenuto da un pool di tre istituti bancari (Banca Popolare di Marostica, Banche di Credito cooperativo di Romano d’Ezzelino e di San Giorgio Valle Agno), la sensibile disponibilità dei proprietari dell’edificio, la supervisione scientifica della Soprintendenza al Patrimonio Artistico e della direzione del Museo civico bassanese affiancatasi alla direzione dei lavori di consolidamento della struttura architettonica.
Edificio sorto in un punto strategico e simbolico della città, esattamente come Porta Dieda, sin dalla sua costruzione ha offerto la sua facciata alla presentazione di messaggi di pubblica evidenza, diventando così uno stupefacente palinsesto pittorico, con una stratificazione di sei livelli decorativi sotto la tinteggiatura superficiale ottocentesca. Lo strato pittorico più antico risulta essere coevo alla costruzione dell’edificio, databile agli inizi del Trecento, con un motivo vegetale stilizzato, corrente su fasce marcapiano, oggi meglio visibile nella zona sottogronda, ma in origine ripetuto più sotto a segnare due grandi archi e tutte le aperture della facciata decorata a finto paramento murario. Nell’ultimo decennio del Trecento compare la medesima immagine collocata su porta Dieda: lo stemma dei Visconti, inquartato con il mitico biscione e con i gigli emblema della casa reale di Francia. Alla scomparsa del duca Gian Galeazzo Visconti, dopo l’affermazione della Repubblica di Venezia (1404) lo stemma visconteo viene coperto da un finto paramento murario che così viene a ricomporre la precedente unità decorativa della facciata. Circa cinquant’anni dopo, attorno al 1450/60, una decorazione a tralci vegetali alternati a finte tarsie marmoree ricopre il prospetto, mentre verso il 1470/80 appare l’inserzione di uno stemma ornato di serti floreali e sorretto da putti, episodio pittorico circoscritto eppure di grande qualità, di ambito mantegnesco veronese.
Il più recente intervento, databile ai primi del Seicento, colloca un vistoso trigramma cristologico, con il nome del Cristo inscritto entro un sole a dodici raggi diffuso da san Bernardino da Siena, sopra la figura del vescovo Bassiano, santo protettore di Bassano del Grappa; in origine il sole del trigramma doveva essere segnalato da raggi metallici, forse dorati. La successione degli apparati decorativi suggerisce già l’idea che questo edificio svolgesse una funzione pubblica di particolare rilevanza, poi perduta in epoca imprecisata: un ruolo civile, in un primo momento, almeno fino alla caduta del dominio visconteo, una destinazione religiosa in una fase successiva probabilmente entro il diciassettesimo secolo.
Il restauro sta già suscitando fra gli studiosi una serie di domande e di sollecitazioni che dovranno trovare risposta nei documenti d’archivio e negli accostamenti alla produzione freschiva già nota. Aver rintracciato questi segni significa avere una inedita occasione per rileggere e approfondire la conoscenza della cultura pittorica e del gusto a Bassano. Recuperare questi frammenti sopravvissuti dell’antica urbs picta significa intanto trovare nuovo motivo di orgoglio per la ricchezza culturale della città dei Bassano e del suo patrimonio d’immagini.

Pubblicato e aggiornato: mercoledì, 11 luglio 2012