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Le Smalterie a Bassano - Novant’anni di storia bassanese in mostra presso la Biblioteca civica

Ricorrono quest’anno i novant’anni dall’inizio della costruzione dell’azienda che ha segnato la storia di Bassano nel ‘900, la “Smalteria e Metallurgica Veneta”, per i bassanesi  semplicemente “le Smalterie”.

Una storia che ha inciso profondamente nella vita bassanese e che verrà ripercorsa attraverso due importanti appuntamenti promossi dalla Biblioteca civica.

Venerdì 7 febbraio alle ore 17.00 verrà inaugurata una mostra dedicata alle Smalterie, nella quale saranno esposti documenti inediti provenienti dall’archivio comunale, un ricchissimo apparato fotografico originale prestato dall’azienda Baxi SPA e molti oggetti di produzione offerti per l’occasione dai molti cittadini che hanno voluto collaborare a questo significativo evento. Sarà anche esposto un raro esemplare di scooter Laverda, prestato dal Museo dell’Automobile “Bonfanti-Vimar” di Romano d’Ezzelino, il cui telaio veniva stampato proprio dalle Smalterie. La mostra rimarrà aperta nei locali della Biblioteca civica fino al 29 marzo nei consueti orari di apertura.

A seguire, sempre venerdì 7 febbraio, si terrà una conferenza tenuta dal professor Giovanni Favero, massimo esperto di storia dell’azienda bassanese, dal titolo “Le Smaltere a Bassano. 90 anni di storia bassanese”, durante la quale saranno ripercorsi gli entusiasmanti anni della nascita della “Smalteria e Metallurgica Veneta” fino al periodo convulso e drammatico della chiusura.

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Era il giugno del 1924 quando iniziarono i lavori per la realizzazione dello stabilimento di via Trozzetti che in poco più di sei mesi furono portati a termine grazie anche ad una serie di agevolazioni che il Comune mise in atto a favore della proprietà. Tra questi anche il pagamento di un “premio di incoraggiamento” di  100.000 lire quale concorso alle spese di costruzione dello stabilimento, l’esonero per cinque anni dal pagamento di qualsiasi tassa comunale e l’allargamento, a spese del Comune, di via Trozzetti fino all’entrata principale della fabbrica. L’azienda, da parte sua, si impegnava ad iniziare la produzione entro il mese di maggio 1925 e ad assumere, nella misura non inferiore ai due terzi, mano d’opera di Bassano sia per la costruzione dei capannoni che per la successiva produzione industriale.

L'impresa era per metà di proprietà di un gruppo italiano e, per l'altra metà, di un gruppo tedesco a capo del quale v'era una famiglia di pionieri d'industria d'origine austriaca, i Westen, guidata da Augusto Westen, che ne affidarono la progettazione e la guida all'ingegnere ungherese Nicolas Leszl, direttore dello stabilimento fino alla morte, avvenuta nel 1952.

Il 23 maggio del 1925, 16.000 metri quadrati di capannoni erano pronti ad ospitare, in un'area come quella bassanese, dedita fino ad allora quasi esclusivamente all'agricoltura e al commercio, una schiera di ben 580 addetti alla produzione industriale di stoviglie d'acciaio porcellanato – famose negli anni '60 furono le serie “Sansone”, “Due leoni”, “President” – e poi d'acciaio inossidabile – serie “Trisaeculum” e “Saeculum”. Alle stoviglie seguirono i radiatori per riscaldamento che con la serie Aequator fecero della Smalteria la prima azienda in Italia a dedicarsi a questo tipo di produzione, le vasche da bagno, le cucine economiche a legna e a gas e i lavelli in acciaio inossidabile. Il marchio commerciale “Westen” contraddistingueva attrezzature utilizzate nell'industria del latte e dell'olio d'oliva, nonché molti altri prodotti quali scaldacqua, piatti per doccia, lavabi circolari. Rapidissima fu l’ascesa dell’azienda che, a dieci anni dalla fondazione, grazie all'abilità imprenditoriale dei suoi dirigenti e alla favorevole congiuntura economica, aveva raddoppiato superficie e dipendenti. Nel 1940 i capannoni coprivano 34.000 metri quadrati di terreno e ospitavano 1340 dipendenti, numero destinato a salire nel dopoguerra con il boom dell'edilizia che contribuì ad aumentare la domanda e la diversificazione della produzione. Tuttavia, in quegli anni di crescita, l'azienda dovette fare i conti con il ricambio generazionale di una leadership non facile da sostituire. I bilanci, dal 1965 in poi, registrarono forti perdite, con un conseguente aumento dei debiti, situazione, questa, che preoccupava la dirigenza non meno dell'avanzata di forti concorrenti sul mercato. Negli anni '60, la superficie occupata dalla Smalteria e Metallurgica Veneta era di 64.000 metri quadrati con una forza lavoro di 1800 dipendenti. Negli anni '70, dopo un decennio di crisi in cui si verificarono scioperi e rivendicazioni sindacali, l'occupazione si assestò attorno ai 1350 addetti. La storia delle Smalterie si avviò così, tra tensioni, società finanziarie estere, cambi dirigenziali, piani di rilancio, al suo epilogo: il Consiglio di Amministrazione spedì agli operai 1350 lettere di licenziamento e mise l'azienda in liquidazione.

Pubblicato e aggiornato: mercoledì, 05 febbraio 2014