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Prorogata la mostra “1960. Arte programmata & Gruppo Zero” a Palazzo Sturm fino al 20 gennaio 2013

Ambientazione felice a palazzo Sturm per la mostra di grafica “1960. Arte programmata & Gruppo Zero” tanto da consigliarne la proroga fino al prossimo 20 gennaio, data che segnerà anche la chiusura in Museo civico della mostra “Novecento italiano. Passione e collezionismo”.

La mostra di palazzo Sturm rientra nell’attività espositiva del Museo Remondini programmata in diverse uscite dalla collaborazione del Museo Civico bassanese con il Museo Casabianca di Malo, depositario della collezione Meneguzzo, che dal 1978 si occupa di grafica del secondo Novecento arrivando a contare oltre 1.200 opere create da 700 artisti.

A mostrare le diverse ricerche di un linguaggio artistico nuovo, capace di esprimere voci, aspirazioni e tensioni proprie degli anni Sessanta sono state selezionate oltre 80 opere grafiche, create in proprio o in collettivo, che concorrono a ricostruire l’ambiente artistico e culturale ma anche testimoniano il clima sociale, il gusto di cinquant’anni fa. Per definire e capire un certo momento storico non bastano le grandi opere d’arte, ci vuole altro: il quotidiano creato e vissuto dagli artisti e dai protagonisti dell’epoca.

La capienza della sala delle Spade, la sua struttura volumetrica con quattro colonne centrali e l’originale allestimento ideato e creato su misura hanno consentito una proposta diversa: utilizzare uno spazio sui generis, ma inserito in un palazzo storico, dove la soprastante sala degli Specchi, con nobile accesso a gradinata da una balconata affacciata sul Brenta, ne esalta l’architettura, mentre la sottostante sala delle Spade appare uno spazio espositivo particolare, una saletta dei segreti, uno scrigno d’arte, piccolo, ma prezioso, per gioielli “a tu per tu”, in un irripetibile rapporto fra contenitore e contenuto. Ci sono, in definitiva, tutte le condizioni che ricreano l’atteggiamento del collezionista privato, di chi cerca un luogo raccolto dove apprezzare in un rapporto immediato e intimo quegli oggetti argomento della propria passione.

La mostra è così diventata una specie di portfolio tridimensionale, dove le opere grafiche trovano dignità ma, anche e soprattutto, una dimensione più nobile, volta a segnalare una produzione artistica in genere considerata minore perché “moltiplicata” in più copie. Del resto collezionare, accumulare oggetti si evolve spesso in una forma d’arte, dove attorniarsi di oggetti trasforma lo spazio in un luogo unico così che l’arte del collezionare e la collezione come arte diventano un modo per risignificare il mondo.

Pubblicato e aggiornato: giovedì, 20 dicembre 2012